Magnetoterapia e osteoporosi
L’osteoporosi è una condizione patologica delle ossa, caratterizzata da una bassa densità di minerale osseo e dal deterioramento dell’architettura ossea, con conseguente aumento della fragilità scheletrica. Questa situazione porta a un aumento del rischio di frattura (in particolare di vertebre, femore, omero, ossa del polso e della caviglia) per traumi anche minimi.
Sintomi
Il sintomo più comune dell’osteoporosi è caratterizzato dal dolore alle ginocchia, ma la sintomatologia può presentarsi anche in altre zone del corpo:
-Dolore alle anche;
-Dolore al collo;
-Dolore alla schiena;
-Dolore alle gambe;
-Dolori alle ossa;
-Dolori muscolari in tutto il corpo.
Si stima che in Italia l’osteoporosi colpisca circa 5.000.000 di persone, di cui l’80% sono donne in post menopausa. Secondo i dati ISTAT relativi all’anno 2020, l’8,1% della popolazione italiana (il 13,5% delle femmine e il 2,3% dei maschi) ha dichiarato di essere affetto da osteoporosi, con prevalenza che aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età, in particolare nelle donne dopo i 55 anni, fino a raggiungere il 32,2% oltre i 74 anni (il 47% delle femmine e il 10,3% dei maschi).
Magnetoterapia
La magnetoterapia è una tecnica terapeutica consolidata e universalmente riconosciuta da oltre 50 anni. Diversi studi confermano che la magnetoterapia è un trattamento efficace contro malattie dei tessuti muscolo scheletrici, come l’osteoporosi.
Oggi la magnetoterapia fa parte degli strumenti di base della fisioterapia: non è invasiva ed è particolarmente indicata per la stimolazione della rigenerazione delle fratture e per rallentare il processo di diminuzione della densità ossea innescato dall’osteoporosi.
La magnetoterapia può essere applicata in modo mirato, concentrando l’applicazione su particolari zone del corpo, o in modo totale, sottoponendo l’intero organismo all’azione benefica dei campi magnetici.
Su cosa agisce?
La magnetoterapia è efficace perché i campi magnetici interagiscono con le strutture cellulari e ne favoriscono il riequilibrio delle condizioni fisiologiche favorendo quindi i meccanismi riparativi dell’osso. Nel caso delle cellule nervose, questo processo, è in grado di aumentare la soglia di percezione del dolore, inducendo di fatto un effetto analgesico. A livello di organi e strutture anatomiche questi effetti si traducono in analgesia, riduzione dell’infiammazione, stimolo al riassorbimento degli edemi.